Dall’antichità ad oggi la viticoltura ha sempre
occupato un ruolo determinante nella cultura del Saluzzese. Stimolata
dalla più forte domanda dei mercati cittadini ed ancorata in larga parte
da un’economia autarchica, la produzione enologica
tra
tardo medioevo e prima età moderna, in Piemonte come altrove, suggerisce
l’autoconsumo quale prevalente apporto alle necessità quotidiane.
Il “nebiolum” viene già citato in documenti del 1268 quale ceppo
costituente le vigne della corte ducale di Rivalta.
Anche per favorire gli scambi commerciali il Marchese di Saluzzo Ludovico
II fece sistemare, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del
Cinquecento, le strade delle vallate alpine e fece aprire il “Buco del
Viso” per esportare il vino nel Delfinato e importante il sale, lungo
quella che appuntò prese il nome di Via del Sale.
Il Pelaverga non è mai menzionato chiaramente, ma è chiaro che questo vino
fosse già apprezzato all’inizio del Cinquecento, dal momento che Giovanni
Andrea di Castellar, nel suo memoriale “Charneto”, ricorda che la Marchesa
di Saluzzo Margherita di Foix ogni anno mandava “una trantena di botalli
de vino de Pagno ed del Chastella” a Papa Giulio II perché “el meglior
espressa per la chassa de Saluce fata che mandar questo vino ch’è stato
causa de tanti beni”, cioè dei molti favori papali alla casa marchionale,
tra cui in particolare la concessione della cattedra episcopale.
La costituzione di Saluzzo a Diocesi produsse la conseguente elevazione da
“oppidum” a “civitas”, significando un’affermazione di potenza e di
autonomia, molto importanti per la capitale del Marchesato. Può forse
anche identificarsi con i buoni vini di Saluzzo, lodati nel Cinquecento da
Andrea Bacci, che sottolinea come questi vini “portati al porto di Savona
si sogliono spesso imbarcare con quelli del litorale genovese”.
Ed infatti, Sante Lancerio scrisse, a proposito dei gusti di Papa Paolo II,
fedele ai gusti del suo predecessore Giulio II: “Saluzzo è in Piemonte ed
ha un vino molto perfetto”. Secondo il Conte Nuvolose ancora alla fine del
Settecento il Pelaverga era u
n
“vino prezioso massime quello diPagno nel territorio di Saluzzo”.
Anche per il Quagliano non si trovano indicazioni storiche certe. Ma
questo vitigno delicato e antichissimo sembra essere menzionato negli
archivi storici della zona già nel Seicento quando si parla di un vino
“negro, dolce, leggero e frizzante”. Il Quagliano viene poi citato nei
bandi di Busca del 1721.